MARX, BAKUNIN E LA QUESTIONE DELL’AUTORITARISMO di David Adam







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MARX, BAKUNIN E LA QUESTIONE DELL’AUTORITARISMO di David Adam

La critica di Bakunin alle propensioni “autoritarie” di Marx ha determinato la tendenza a lasciare in ombra la critica di Marx alle intenzioni “autoritarie” di Bakunin. Ciò è dovuto in gran parte al fatto che le correnti principali dell’anarchismo e del marxismo sono state attratte da un mito – quello della statolatria “autoritaria” di Marx – condiviso da entrambe. Pertanto il conflitto nella Prima Internazionale è direttamente attribuito ad un disaccordo riguardo i principi antiautoritari e si afferma che l’ostilità di Marx nei confronti di Bakunin ha origine nella sua ripulsa di tali principi, nel suo avanguardismo, ecc. L’anarchismo, non senza ragione, si pone come l’alternativa “libertaria” all’ “autoritarismo” del marxismo ufficiale. Perciò nulla di più facile che considerare la celebre diatriba tra i due teorici pionieri di questi movimenti - Bakunin e Marx - come un conflitto tra libertà assoluta e autoritarismo. Questo saggio intende mettere in discussione tale narrazione. Esso non metterà in pratica questo intendimento mediante solenni dichiarazioni intorno all’anarchismo e il marxismo considerati astrattamente, ma semplicemente raccogliendo alcuni fatti sovente trascurati. Le idee di Bakunin intorno all’organizzazione rivoluzionaria costituiscono il cuore di questa indagine.

Filosofia politica

Inizieremo rivolgendo l’attenzione ad alcune differenze in teoria politica tra Marx e Bakunin che ci permetteranno di comprendere le loro polemiche riguardo il tema dell’organizzazione. Marx criticava in primo luogo e soprattutto ciò che considerava una versione aggiornata della posizione dottrinaria di Proudhon verso la politica – l’idea che ogni potere politico sia antitetico rispetto alla libertà. Inoltre ciò che separava Bakunin da Marx era un idealismo radicale simile a quello di Stirner. Questo brano tratto da una critica di Marx a Stirner può essere di grande aiuto per comprendere le differenze tra Marx e Bakunin: “Fino ad ora la libertà è stata definita dai filosofi in due modi; da una parte come potere, come dominio sulle circostanze e condizioni in cui vive un individuo – ciò dai materialisti; dall’altra come autodeterminazione, liberazione dal mondo reale, come semplice libertà immaginaria dello spirito – definizione questa fornita da tutti gli idealisti, specialmente dagli idealisti tedeschi.” (1) Nonostante il dichiarato materialismo di Bakunin, Marx al riguardo gli attribuiva la taccia di idealismo. Bakunin dichiarava: “ Libertà è il diritto assoluto di ogni essere umano di non cercare nessun’altra sanzione per i suoi atti che la propria coscienza, di determinare i suoi atti solamente con la propria volontà e di conseguenza attribuirne la prima responsabilità solo a se stesso.” (2) Qui i diritti naturali dell’individuo sono posti a fondamento della libertà, mentre in Marx lo sviluppo della libertà è identico alla creazione di un nuovo essere umano, non più posto di fronte ai suoi poteri sociali alienati come una forza ostile. Bakunin scrive che “ogni individuo, ogni associazione, ogni comunità, ogni provincia, ogni regione, ogni nazione possiede un diritto assoluto di autodeterminazione, di costituire o meno una associazione, stringere alleanza con chiunque desiderano e di rompere le alleanze senza tenere in conto supposti diritti storici o gli interessi dei loro vicini …” (3) Invece di proporre tali sofismi Marx indicava sempre il carattere necessariamente determinato storicamente dei diritti umani, della natura umana e delle possibilità delle società. (4) A teoria di Bakunin sui diritti naturali costituisce la base del suo rifiuto dello stato borghese a favore del federalismo, mentre l’opposizione di Marx allo stato borghese scaturisce dalla critica dell’alienazione dell’individuo sotto il capitalismo.

La comprensione della posizione filosofica di Bakunin ci aiuta ad indagare le sue differenze rispetto a Marx nel modo di intendere la rivoluzione socialista. E’ proprio qui, nell’ambito della coscienza di classe e dell’azione politica, che si scatenò la contesa tra Marx e Bakunin. Mentre Bakunin aveva la tendenza a identificare la libertà con le leggi naturali e la spontaneità, propugnando così la creazione di gruppi clandestini di rivoluzionari allo scopo di sollecitare gli istinti latenti delle masse, Marx sottolineava la necessità che emergesse una coscienza comunista su una dimensione di massa, la quale compare solo quando i lavoratori esercitano per proprio conto le creative capacità di organizzazione che vengono loro negate nella vita quotidiana sotto il capitale. Come Marx disse a proposito della Germania, “Qui, dove il lavoratore è diretto burocraticamente fin dall’infanzia in poi, dove crede nell’autorità, in coloro che sono posti sopra di lui, la cosa più importante è insegnargli a camminare da solo.” (5) Fondamentalmente la gestione del potere politico da parte dei lavoratori ha questa finalità. I proletari devono farsi carico di tutto, riorganizzare la società e così ri-creare se stessi attraverso un arduo processo di autoemancipazione. La gestione del potere politico non è in opposizione con l’autonomia della classe operaia, ma è piuttosto lo strumento mediante il quale la classe operaia gestisce i propri affari, “Un giorno ”disse Marx nel 1872 “il lavoratore dovrà prendere la supremazia politica al fine di instaurare la nuova organizzazione del lavoro; dovrà rovesciare la vecchia politica e il sostegno che offre alle vecchie istituzioni, se vuole sfuggire il destino dei primi cristiani i quali, trascurando e disprezzando la politica, non videro mai il loro regno sulla terra.” (6) Diversamente da Marx, che vedeva nello stato borghese i poteri alienati del cittadino, Bakunin considerava lo stato in quanto tale identico all’ “autorità, alla forza, l’esibizione e la fascinazione identici alla forza.” (7) Se lo stato considerato astrattamente è visto come una imposizione contro i diritti naturali dell’individuo, non vi è alcuna necessità per i proletari di assumere le sue funzioni collettivamente.

“Indottrinare il popolo ?” Bakunin chiese una volta “questo sarebbe da sciocchi … noi non dobbiamo educare il popolo ma spingerlo alla rivolta. (8) Marx aveva sempre respinto questa posizione. In una discussione con Weitling, che era un sostenitore della dittatura dell’ individuo, Marx diceva che sollecitare i lavoratori senza offrire loro nessuna idea scientifica o una dottrina costruttiva era “equivalente nella predicazione al vano gioco disonesto che presume un profeta ispirato da un lato e dall’altro solo asini a bocca aperta.” (9) Marx criticava espressamente in termini analoghi i bakuninisti nella Prima Internazionale: “Per loro la classe operaia è nient’altro che materiale grezzo, un caos che necessita del soffio del loro Spirito Santo per dargli forma.” (10) Ma non solo, Marx criticò anche Bakunin negli stessi termini che Bakunin notoriamente usò contro di lui: “Questo russo [Bakunin] evidentemente vuole diventare il dittatore del movimento operaio dell’Europa.” (11)

Possiamo apprendere qualcosa intorno posizioni divergenti di Bakunin e Marx considerando un saggio poco conosciuto nel quale Marx e Engels citano parti del programma di Bakunin riguardo la sua organizzazione segreta denominata Associazione della Fratellanza Internazionale. (12) Questo è il testo di Bakunin con i commenti di Marx ed Engels tra parentesi: “Tutto ciò che una società segreta ben organizzata può compiere è, primo, contribuire alla nascita della rivoluzione diffondendo tra le masse idee corrispondenti ai loro istinti e organizzando non l’esercito rivoluzionario – tale esercito deve essere sempre sostituito dal popolo stesso (carne da cannone) [ … ] ma uno Stato Maggiore rivoluzionario composto da devoti, energici, intelligenti e soprattutto sinceri amici del popolo, che non siano ambiziosi o presuntuosi e che siano in grado di funzionare come raccordo tra le idee rivoluzionarie (monopolizzate da loro) e gli istinti popolari.” (13) Marx ed Engels chiosano ulteriormente: “Affermare che un centinaio di fratelli internazionali ‘devono funzionare come raccordo tra idee rivoluzionarie e istinti popolari,’ significa creare un fossato invalicabile tra l’ideale rivoluzionario dell’Alleanza e le masse proletarie; significa proclamare che questi cento guardiani non possono essere reclutati altrimenti che fra le classi privilegiate.” (14) Secondo Marx, il programma rivoluzionario di Bakunin, trattando il lavoratore come “nient’altro che materiale grezzo,” gli impediva di imparare “a camminare da solo.”

L’Internazionale

E’ utile fornire alcuni importanti antefatti riguardo la presenza di Bakunin nella Associazione internazionale dei lavoratori o Prima Internazionale. Bakunin non entrò nell’Internazionale fino al luglio 1868, mentre Marx vi era stato coinvolto fin dalla fondazione nel 1864. Durante il periodo 1867-68 Bakunin e alcuni dei suoi associati furono coinvolti nella Lega per la pace ed il progresso, un gruppo democratico e riformista. Bakunin svolse un ruolo rilevante nella conferenza della Lega tenuta nel settembre 1867 e pensava di poter conquistare la Lega alla sua politica rivoluzionaria. Quando entrò nell’Internazionale fece pressione in favore di una stretta affiliazione tra Lega ed Internazionale. Arthur P. Mendel così commenta le intenzioni di Bakunin a quel tempo, citando lo stesso Bakunin: “Non intendeva ‘sciogliere la nostra Lega’ nell’Internazionale ma fare in modo che esse operassero insieme come organizzazioni complementari, con l’Internazionale ‘impegnata se non esclusivamente, almeno principalmente, nelle questioni economiche’, mentre la Lega avrebbe trattato ‘questioni politiche, religiose e filosofiche,’ e cosi anche ‘preparato gli argomenti e quindi chiarito la direzione politica.’ “ (15) Come risultò, al congresso della Lega del settembre 1968 Bakunin e i suoi compagni si trovarono in minoranza. Bakunin e diciotto suoi sostenitori uscirono dalla Lega e decisero di formare una nuova organizzazione. Mendel così osserva: “Mediando tra l’esigenza di Bakunin di una organizzazione completamente segreta e le preferenza degli altri membri per una associazione pubblica, i fondatori decisero per entrambe le forme. Come infine venne costituita, l’ ‘Alleanza,’ come venne chiamata l’organizzazione nel suo complesso, mostrava diversi livelli di segretezza e affidabilità, cioè diversi gradi di legami ‘familistici’ con Bakunin.” (16)

Mendel descrive ciò che accadde in seguito: “Agendo attraverso la mediazione di Becker, un amico di Marx, egli [Bakunin] fece ufficialmente domanda di ammissione nell’Internazionale per l’Alleanza nel suo complesso, ma in termini secondo i quali l’Alleanza poteva mantenere la propria integrità organizzativa, tenere propri congressi e così via. L’ Internazionale avrebbe guadagnato molto da questa fusione, così disse Becker in una lettera che accompagnava la domanda di ammissione, poiché l’Alleanza poteva compensare la mancanza di “idealismo” dell’Internazionale. La due organizzazioni si completavano a vicenda - così scrisse Bakunin più tardi - poiché l’Internazionale poteva continuare il suo apprezzabile lavoro tra le masse, esibendo necessariamente solo gli “elementi” del programma completo, mentre l’Alleanza, collocandosi ad un più elevato livello di sviluppo, avrebbe conservato i contenuti ideali del programma e quindi essere nella condizione di dare all’Internazionale una “direzione realmente rivoluzionaria.” Quando più tardi ebbe a descrivere il rapporto tra la sua Alleanza e l’Internazionale, l’Alleanza doveva essere “una associazione segreta costituita all’interno dell’Internazionale al fine di dare all’Internazionale una organizzazione rivoluzionaria, al fine di trasformarla, insieme alle masse popolari al di fuori di essa, in una forza con un buon livello di organizzazione, sufficiente ad annientare la reazione.” (17)

Il Consiglio Generale dell’Internazionale rifiutò categoricamente di ammettere l’Alleanza nell’Internazionale se non cessava di operare come una organizzazione internazionale parallela. (18) Un biografo di Bakunin simpatizzante con lui, ha scritto così: “La risposta di Marx alla richiesta avanzata dall’Alleanza era abbastanza logica e notevolmente moderata considerando la sua forte passionalità.” (19) Marx non era ovviamente il solo che nutrisse sospetti riguardo il tentativo dell’Alleanza di ottenere l’affiliazione. Il Consiglio della sezione belga dell’Internazionale inviò una lettera all’Alleanza di Ginevra esprimendo l’opinione che le iniziative dell’Alleanza erano frazionistiche e pericolose: “Non comprendete che i lavoratori crearono l’Internazionale esattamente perché non volevano nessuna forma di patrocinio sia da parte dei socialdemocratici che di chiunque altro; che vogliono procedere per proprio conto senza consiglieri; e che se accettano nell’associazione [l’Internazionale] quei socialisti che, a causa della loro nascita e della condizione di privilegio nell’attuale società, non appartengono alla classe diseredata, ciò avviene alla sola condizione che questi amici del popolo non formino un gruppo separato, un genere di protettorato intellettuale o una aristocrazia dell’intelletto, in una parola, dirigenti, ma invece rimangano parte dei ranghi delle grandi masse proletarie ? (20)

Infine l’Alleanza di Bakunin riuscì ad entrare nell’Internazionale. Mendel riferisce le condizioni alle quali ciò ebbe luogo. “In un incontro di fine febbraio1868 il Bureau [dell’Alleanza] decise di accettare le condizioni stabilite da Londra, cioè “dissolvere” l’Alleanza in una rete internazionale e di trasformare le sue sezioni locali in sezioni dell’Internazionale. Così l’Alleanza sarebbe entrata nell’Internazionale ‘senza alcuna organizzazione, senza uffici, comitati e congressi distinti da quelli della Associazione Internazionale dei Lavoratori,’ o almeno così dichiarò il Bureau annunciandone pubblicamente lo scioglimento. In realtà non vi fu assolutamente alcun scioglimento. Una corrispondenza segreta in codice, tale essa era, continuò a scorrere dalla penna di Bakunin verso i suoi “intimi” in altri paesi, dove si discuteva, fra l’altro, le tattiche da seguire per rafforzare l’influenza dell’Alleanza nell’Internazionale; e il Bureau segreto di Ginevra continuò ad esistere accanto a quella che ora era diventata la sezione di Ginevra dell’Alleanza nell’ambito dell’Internazionale.” (21)

Ad esempio, nel maggio 1872 in una lettera ad A. Lorenzo (un delegato alla conferenza di Londra del 1871), Bakunin scrisse che l’esistenza dell’ ”Alleanza è un segreto che nessuno di noi può divulgare senza compiere un tradimento.” (22) Perciò volle che Lorenzo si rivolgesse a lui semplicemente come membro dell’Internazionale e non dell’Alleanza segreta, in modo che la lettera di Lorenzo potesse essere usata contro Marx e i suoi sostenitori. Bakunin ciò nonostante firmò come “M. Bakunin, Alleanza e Fratellanza.” (23) Marx ed Engels erano forse a conoscenza di uno degli accenni di Bakunin all’ Alleanza, che si presumeva disciolta, che compare in una lettera a Francisco Mora del 1872, da loro citata in un opuscolo sull’Alleanza e l’Internazionale: “Senza dubbio sapete che l’Internazionale e la nostra cara Alleanza hanno compiuto enormi progressi in Italia negli ultimi tempi … E’ bene ed è necessario che gli Alleanzisti in Spagna entrino direttamente in relazione con quelli in Italia.” (24)

Consideriamo un interessante episodio che esemplifica la propensione di Bakunin per le cospirazioni. Esiste la trascrizione di una conversazione tra Charles Perron e Bakunin risalente all’epoca del concresso di Basilea dell’Internazionale:
“Bakunin gli garantisce che l’Internazionale rappresenta di per sé una eccellente istituzione, ma vi è qualcosa di meglio cui anche Perron può aderire, l’Alleanza. Perron è d’accordo. Allora Bakunin dichiara che anche nell’Alleanza vi può essere qualcuno che non sia un autentico rivoluzionario e che costituisca un freno per le sue attività e quindi sarebbe una buona cosa avere dietro l’Alleanza un gruppo di “Fratelli dell’Internazionale.”Perron è nuovamente d’accordo. Quando si incontrano successivamente pochi giorni dopo Bakunin gli dice che “Fratelli dell’Internazionale” è una organizzazione troppo ampia e che dietro di essi deve esserci un Direttorio o Bureau di tre persone, del quale lui, Perron, sarebbe stato un dei componenti. Perron rise e ancora una volta si dichiarò d’accordo.” (25)

Un documento eccellente per meglio comprendere il pensiero di Bakunin è la sua lettera a Nechayev del 2 giugno 1870. In essa delinea l’organizzazione di una ipotetica società rivoluzionaria, della quale raccomanda a Nechayev la formazione. Così scrive di tale società.” L’intera società costituisce un solo corpo e un tutto saldamente unito, guidata da un C. C. [Comitato Centrale] e impegnata in una incessante lotta sotterranea contro il governo e contro le altre società, sia quelle nemiche sia quelle che semplicemente agiscono indipendentemente da essa. Dove vi è guerra vi è politica e ivi sorge inevitabilmente la necessità di ricorrere alla violenza, astuzia e inganno. Quelle società i cui fini sono prossimi ai nostri devono essere obbligate a fondersi con la nostra società o, almeno, devono essere subordinate ad essa senza che ne siano a conoscenza, mentre gli elementi dannosi devono essere allontanati da esse. Tutto questo non può essere perseguito solo diffondendo la verità; astuzia, diplomazia e inganno sono necessari.” (26) In questa lettera – che dovrebbe essere letta per intero da coloro che sono interessati all’argomento – Bakunin notoriamente critica Nechayev, tuttavia non rompe chiaramente con lui. Bakunin voleva, come scrisse Ogarev, “salvare il nostro amico in errore e confuso.” (27) Come indica il passo precedente, Bekunin continuava a detenere un sistema dottrinale simile a quello di Nechayev.

Tornando al ruolo di Bakunin nell’Internazionale è ben noto che Marx protestava per la persistente esistenza dell’Alleanza come società segreta. E’ anche ben noto che la principale lagnanza di Bakunin era il presunto autoritarismo di Marx e del Consiglio Generale. Bakunin e gli anarchici denunciarono a gran voce non solo gli atti del Consiglio Generale per giungere all’espulsione di Bakunin ma anche il principio stesso dell’autorità detenuta dal Consiglio Generale. Dopo la conferenza di Londra del 1871, dove Marx riuscì a far passare delle risoluzioni dirette a bloccare l’attività dell’Alleanza, gli anarchici della Federazione del Giura si riunirono a congresso, il quale pubblicò la circolare Sonvillier inviata a tutte le federazioni dell’Internazionale e che contestava la validità delle decisioni prese dalla conferenza di Londra. Un aspetto teoricamente importante di questa circolare è il suo appello per la trasformazione del Consiglio Generale in “un semplice ufficio di corrispondenza e di statistica.” (28) Le sezioni così sarebbero state pienamente autonome. Quando Bakunin ricevette la circolare fu completamente favorevole, riprendendo esplicitamente il suo appello per un Consiglio Generale privo di qualsiasi autorità in una lettera a Ceretti. (29) Nel 1872 chiese persino “l’abolizione del Consiglio Generale.” (30) Da parte sua Marx credeva che il Consiglio Generale fosse necessario per l’unità dell’Internazionale. Come scrisse a Lafargue nel marzo del 1872, “Pertanto dal momento in cui il Consiglio cessa di funzionare come strumento degli interessi generali dell’Internazionale, esso diviene completamente inabile e impotente. D’altra parte il Consiglio Generale stesso è una delle forze vitali dell’Associazione essendo essenziale per l’unità di quest’ultima e per evitare che l’Associazione sia presa in consegna da elementi ostili.” (31) Marx ed Englels erano interessati a difendere l’idea dell’ autorità democratica in quanto opposta all’autonomia integrale delle sezioni nazionali o persino degli individui e in favore di una organizzazione esplicitamente internazionale. Nel suo saggio “Il congresso di Sonvillier e l’Internazionale,” Engels deride il discorso degli anarchici: “Se in ogni specifica sezione la minoranza si sottomette alla decisione della maggioranza, commette un crimine contro i principi della libertà e accetta un principio che porta all’autorità e alla dittatura!” (32) Marx ed Engels erano perfettamente in grado di distinguere tra autorità in generale (che può essere democratica) e autorità individuale o autoritarismo. Ad esempio nel Capitale Marx cita il suo La miseria della filosofia: “Si può … stabilire, come principio generale, che quanto meno l’autorità presiede alla divisione del lavoro all’interno della società, tanto più la divisione del lavoro si sviluppa nell’interno della fabbrica e vi è sottoposta all’autorità di uno solo.” (33) Egli sostiene che “l’anarchia della divisione sociale del lavoro e il dispotismo della divisione del lavoro a tipo manifatturiero sono il portato l’una dell’altra nella società del modo capitalistico di produzione … “ (34)

Bakunin non fu sempre un oppositore coerente dell’autorità del Consiglio Generale. Hal Draper così riporta il caso del congresso di Basilea dell’Internazionale, il solo cui Bakunin abbia partecipato. Il C.G. [Consiglio Generale] aveva avanzato la richiesta che il congresso gli conferisse il potere, soggetto al veto del congresso, di espellere una sezione che avesse agito contro i principi dell’Internazionale, allo scopo di difendere il movimento dall’intrusione di elementi estranei. Bakunin non solo divenne il più entusiasta fra quanti avanzavano questa proposta, ma andò oltre: propose sostanzialmente di conferire maggiori poteri al gruppo dirigente, potere che il C.G. non aveva richiesto. Queste proposte vennero accolte, forse soprattutto a causa del suo sostegno. La descrizione che la stampa del tempo fa dell’episodio, attraverso la quale ne siamo a conoscenza, riassume il fatto come segue. “Bakunin propone di attribuire al Consiglio Generale il diritto di veto all’entrata di nuove sezioni nell’Internazionale fino al prossimo congresso e il diritto di sospendere le attuali sezioni; quanto ai Comitati Nazionali [cioè Federali], egli vuole conferire loro il diritto di espellere le sezioni dall’Internazionale … Hins [delegato del Belgio] chiede che il diritto di sospensione appartenga solo ai Comitati Federali e non al Consiglio Generale … Bakunin [intervenendo di nuovo] sottolinea il carattere Internazionale dell’Associazione; per questa ragione è necessario che il Consiglio Generale non sia privo di autorità.. Fa notare che, se le organizzazioni nazionali [Comitati Federali] avessero il diritto di sospensione, potrebbe accadere che sezioni animate dal più sincero spirito internazionalista potrebbero essere espulse da una maggioranza che tradisce i principi.” Ciò significa – come Bakunin ammette più tardi quando si batte il petto e recita il Mea culpa – che temeva che il Comitato Federale della Svizzera potesse espellere la sua Alleanza e pertanto guardava al Consiglio Generale come protezione dei suoi diritti. Cioè egli era disposto a gettare a mare la retorica anarchica riguardo il federalismo e l’antiautoritarismo non appena il suo potere particolare fosse minacciato. (35) Bakunin aveva sostenuto il principio di una maggiore autorità per il Consiglio Generale, mentre in precedenza propugnava un Consiglio Generale senza alcuna autorità. Marx ed Engels fanno riferimento a questo cambio di posizione di Bakunin in diverse occasioni come alla prova che “la setta [l’Alleanza] non aveva abbandonato la sua maschera antiautoritaria” fino a quando le sue speranze di impadronirsi del Consigli Generale furono distrutte. (36)

Contro ogni autorità ?

Prendiamo ancora in esame la questione dell’opposizione di Bakunin all’autorità. E’ ben noto che l’anarchismo di Bakunin era unito ad un eterno complottismo. Bakunin redigeva ogni sorta di programmi, statuti e giuramenti per le svariate organizzazioni segrete che escogitava. La maggior parte di queste esistevano solo nell’immaginazione di Bakunin. (37) Un interessante sguardo sui piani organizzativi è fornito da Arthur Mendel. “Infine vi erano i giuramenti che dovevano essere prestati dal ‘fratelli’ e dalle ‘famiglie’ segrete nazionali e internazionali. Esistevano due categorie di ‘fratelli’: i fratelli attivi e quelli nominali. I fratelli attivi, i soli dai quali veniva tratta la dirigenza, erano quelli che prestavano i giuramenti più impegnativi: ‘ … giuro lealtà e obbedienza assoluta all’organizzazione internazionale e prometto ad essa fervente attività, premura e discrezione, silenzio riguardo tutti i segreti, il sacrificio del mio egoismo, amor proprio, ambizione e i miei personali interessi, e la completa ed illimitata cessione alla sua disponibilità di tutta la mia forza e potere, la mia posizione sociale, la mia influenza, il mio patrimonio e la mia vita. Mi sottometto in anticipo a tutti i sacrifici e compiti che essa mi imporrà, nella certezza che non mi verrà richiesto nulla che sia contrario alle mie convinzioni e al mio onore o che ecceda le mie personali capacità. Durante tutto il tempo nel quale mi sarà affidata una funzione o una missione obbedirò incondizionatamente agli ordini del superiore immediato che mi ha affidato l’incarico e giuro di portare a termine la missione con la maggiore prontezza, precisione, energia e lungimiranza possibili, fermandomi solo di fronte a quanto mi appare veramente come un ostacolo insormontabile. Da questo istante subordino tutte le mie attività, pubbliche e private, letterarie, politiche, ufficiali, professionali e sociali alle supreme direttive ricevute dai comitati di questa organizzazione … “ Nel giuramento finale, il candidato si dichiara d’accordo nell’accettare su di sé ‘la vendetta della società’ qualora tradisse il suo giuramento o anche solo lo dimenticasse.” (38)

Vedere tale “giuramento” venir fuori dalla penna del gran paladino della libertà individuale dovrebbe almeno far sollevare un sopracciglio. Non è il solo appello di Bakunin per una organizzazione rivoluzionaria spiccatamente autoritaria. Uno di tali progetti organizzativi giunse a conoscenza di Marx ed Engels e criticato nel loro opuscolo su “l’Alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori.” Nell’abbozzo Bakunin descrive abbastanza in dettaglio i livelli internazionali e nazionali della sua organizzazione e vari sottogruppi. Ciò che colpisce è il modo in cui l’organizzazione è descritta, cioè una sorta di struttura manipolativa di fronte i membri individuali. Bakunin scrive: “Le Fratellanze Nazionali di ciascun paese sono organizzate in modo tale da non poter mai revocare dalla direzione i fratelli internazionalisti che fanno parte del Comitato Centrale … “ (39) Scrivendo delle sezioni nazionali dell’organizzazione Bakunin identifica due gruppi all’interno di un “Comitato Nazionale.” Così scrive, “Tuttavia i due gruppi non devono per nessun motivo essere informati dell’esistenza di una organizzazione internazionale o della sede e della composizione del Comitato centrale internazionale.” (40) Un’idea interessante: le sezioni dell’organizzazione non sono nemmeno al corrente dell’esistenza dei loro organi esecutivi. La stessa idea riappare nello schema di organizzazione che Bakunin stese per Nechayev nel 1870: “Tutti i membri della Fraternità Regionale si conoscono fra di loro ma non sanno dell’esistenza di una Fraternità del Popolo . Sanno soltanto che esiste un Comitato Centrale che trasmette ad essi i loro ordini da eseguire tramite [un] Comitato Regionale da essi istituito mediante questo, cioè per mezzo del Comitato Centrale.” (41) La relazione di Engels al congresso di Hague, dopo aver menzionato le prove del mancato scioglimento dell’Alleanza, come si era convenuto, tocca questo problema organizzativo: “l’organizzazione di una società segreta di questo genere è una palese violazione non solo degli obblighi statutari verso l’Internazionale ma anche della lettera e dello spirito delle nostre Regole Generali. Le nostre Regole ammettono solo un unico genere di membri dell’Internazionale, con uguaglianza di diritti e di doveri per tutti. L’Alleanza li divide in due caste: gli iniziati e i non iniziati, l’aristocrazia e la plebe, quest’ultima destinata ad essere guidata per mezzo di una organizzazione la cui reale esistenza è sconosciuta ad essi.” (42) Persino Paul Avrich, un simpatizzante seguace di Bakunin, ammette che Bakunin voleva creare una società segreta i cui membri “fossero soggetti ‘alla più rigida disciplina’ e subordinati ad un ristretto direttorio rivoluzionario.” (43)

Un’ altra istruttiva discussione sui principi organizzativi è compresa nel suo testo scritto in russo Agli ufficiali dell’esercito russo. Nel suo libro Stato ed Anarchia Bakunin scrive che nel mondo degli ufficiali russi, diversamente che in quello degli ufficiali tedeschi “un cuore umano può ancora essere trovato, una istintiva capacità di amare e comprendere l’umanità e, sotto una buona influenza, la possibilità di diventare un amico del popolo pienamente cosciente.” (44) Che cosa offre Bakunin a questi potenziali amici del popolo nel suo testo in russo? Raccomanda loro una potente organizzazione che è pronta a dirigere una sollevazione di massa in Russia, l’organizzazione di Nechayev. Questa organizzazione, assicura loro, è “forte per la disciplina, appassionata nella sua dedizione e nell’autosacrificio dei suoi membri e incondizionatamente obbediente agli ordini e alle direttiva di un Comitato Unico che conosce ogni cosa non è conosciuto da nessuno.” (45) Bakunin spiega che “Ogni nuovo affiliato aderisce alla nostra organizzazione volontariamente, sapendo in anticipo che una volta entrato a farne parte egli non appartiene più a sé stesso e apparterà da allora in poi solo all’organizzazione.” (46) Bakunin descrive il ruolo svolto nell’organizzazione dal membro individuale: “Egli parla della causa solamente con coloro ai quali è autorizzato a parlarne e si attiene strettamente a quanto deve dire; e in generale si conforma assolutamente e rigorosamente a tutti gli ordini e le istruzioni che riceve dall’alto, senza chiedere o tentare di comprendere a quale livello è collocato nell’organizzazione; semplicemente e del tutto naturalmente desidera essere incaricato di quanti più compiti sia possibile, ma nello stesso tempo aspetta pazientemente di essere assegnato a nuovi incarichi.” (47) Bakunin ha così esposto che cosa cercava in un membro e ciò si riduce essenzialmente all’obbedienza. Esprime la sua opposizione alla “chiacchera parlamentare” che poteva condurre lla formazione di “partiti d’opposizione nell’organizzazione.” (48) Marx e Engels, a conoscenza di questo saggio di Bakunin erano restii a prendere troppo sul serio la sua retorica riguardo la libertà e l’autonomia.

L’attitudine cospirativa di Bakunin sembra fortemente influenzata dalle tradizioni del socialismo francese, particolarmente dalla pratica rivoluzionaria di Filippo Buonarroti. Arthur Lehning così ha scritto di Buonarroti. “Costruì troppo su una dimensione internazionale, benché nel corso di un periodo di tempo molto più lungo, una complessa rete sotterranea, sul modello massone, e utilizzando talvolta le istituzioni massoniche, per operare a favore della sua dottrina egualitaria del 1796, di una rivoluzione sociale e della e della diffusione delle idee repubblicane in Europa. Per quarant’anni i principi rimasero gli stessi: il gruppo dirigente era segreto; l’esistenza dei livelli superiori era sconosciuta a quelli inferiori; di carattere proteiforme, si approfittò e usò altre società.” (49) Come abbiamo visto questi principi sono ben evidenti negli scritti di Bakunin. “Non per nulla [Bakunin] elogiò Buonarroti come ‘il più grande cospiratore del suo tempo,’ “ ha osservato Paul Avrich. (50) D’altra parte Marx criticava fortemente la tradizione cospirativa del socialismo francese. In una recensione del 1850 Marx scrive quanto segue sui “cospiratori.” “E’ precisamente affar loro anticipare il processo dello sviluppo rivoluzionario, portarlo artificialmente al punto critico, lanciare una rivoluzione sulla spinta di un momento, senza le condizioni per una rivoluzione. Per loro la sola condizione per la rivoluzione è una preparazione adeguata della loro cospirazione. Sono gli alchimisti della rivoluzione e si caratterizzano per lo stesso esatto pensiero caotico e le cieche ossessioni degli alchimisti del passato. Si lanciano su invenzioni che si suppone producano miracoli rivoluzionari: bombe incendiarie, ordigni distruttivi dall’effetto magico, rivolte che si pretende siano tanto più miracolose e sbalorditive quanto meno in effetti il loro fondamento è razionale. Coinvolti da tali complotti non hanno altro obiettivo che quello immediato di rovesciare il governo esistente e nutrono il più profondo disprezzo per un una attività di maggiore chiarimento teorico del proletariato riguardo i loro interessi di classe.” (51)

La critica a Marx

E’ piuttosto ben noto che Bakunin condivideva alcune credenze razziste e le sue idee antisemite e antigermaniche apparvero nella sua polemica contro Marx. Ovviamente ciò non rivela in lui qualche nefasto difetto di anarchismo. Ma uno sguardo alle polemiche razziali di Bakunin ci aiuta a comprendere il modo particolare in cui Bakunin mescolava razzismo e politica. Mentre si può facilmente essere in accordo con la “politica” di Bakunin e evidentemente respingere il “razzismo”, Bakunin stesso dava una interpretazione profondamente razziale alle tendenze politiche. Più importante ancora è che i commenti razziali riguardo Marx rivelano quanto Bakunin fosse un incorreggibile mitomane. (52) I punti nodali della sua critica a Marx sono fondati sulla pura fantasia. Bakunin si considerava impegnato in un’epica battaglia razziale contro il pangermanesimo, del quale Marx era un rappresentante. In Stato e Anarchia Bakunin mette in guardia, “Non pensiamo che Bismarck sia quel feroce nemico di questo partito [quello socialdemocratico] che pretende di essere. E’ troppo abile per non vedere che può essergli utile come pioniere per disseminare il concetto germanico di stato in Austria, Svezia, Danimarca, Belgio, Olanda e Svizzera. La diffusione di questa idea germanica è ora la principale aspirazione di Marx il quale, come abbiamo già rilevato, tenta di sfruttare a proprio vantaggio all’interno dell’Internazionale i successi e le vittorie del principe Bismarck.” (53)

Quando la battaglia infuriava nell’Internazionale Bakunin identificò Marx con i progetti di Bismarck per il dominio germanico dell’Europa. “Questo piano per distruggere la libertà è un piano che ha creato un pericolo mortale per la razza latina e la razza slava, che sta ora tentando di conquistare il controllo dell’Internazionale. Contro questa mostruosa pretesa del pangermanesimo dobbiamo opporre una alleanza tra la razza latina e quella slava … “ (54) L’agitazione del tema razziale svolse un ruolo importante nella campagna di Bakunin contro Marx che precedette il congresso di Hague del 1872. Nel corso di questo periodo Bakunin scrisse una serie di lettere circolari indirizzate ai suoi sostenitori incoraggiandoli a una opposizione ai “marxisti,” ma usando talora una retorica antisemita. (55) Un esempio di queste lettere circolari è quella che Bakunin scrisse nel dicembre 1871, cioè la Lettera ai membri dell’Internazionale di Boulogne. Ecco un estratto di questa circolare. “Ebbene, tutto questo mondo ebreo che costituisce una sola setta di sfruttatori, una sorta di succhiatori di sangue, un parassita collettivo, vorace, organizzato di per sé non solo attraverso i confini degli stati ma perfino attraverso le differenti opinioni politiche – questo mondo è attualmente, almeno in gran parte, a disposizione di Marx da un lato e dei Rothschild dall’altro. So che i Rothschild, reazionari quali sono e devono essere, apprezzano altamente i meriti del comunista Marx e che a sua volta il comunista Marx si sente irresistibilmente attratto, per una attrazione istintiva e una rispettosa ammirazione, verso il genio finanziario di Rothschild. La solidarietà ebrea, quella potente solidarietà che si è mantenuta attraverso tutta la storia, li unisce.” (56)

Dato che Marx poteva essere “unito” alla dinastia bancaria dei Rothschild, Bakunin non ha affatto alcuna difficoltà nell’ identificare Marx con uno come Lassalle, che portava avanti una linea politica molto diversa da quella di Marx. Ad esempio, scrive Bakunin, “Conformandosi strettamente al programma politico esposto da Marx ed Engels nel Manifesto Comunista, Lassalle chiedeva a Bismarck una sola cosa: che il credito di stato fosse reso disponibile alle associazioni operaie di produttori.” (57) Come risulta, nel pensiero di Marx si faceva una netta distinzione tra quello che Bismarck poteva fare per i lavoratori e ciò che i lavoratori potevano fare per se stessi. Marx era completamente ostile al “socialismo dall’alto”. Come scrisse nella Critica al programma di Gotha, criticando l’influenza lassalliana nel programma di Gotha: “Invece che un processo di trasformazione rivoluzionaria della società l’ ‘organizzazione socialista del lavoro complessivo – “sorge” dall’ ‘aiuto dello stato,’ che lo stato dà a cooperative di produzione, che esso, e non l’operaio, ‘crea.’ Che si possa costruire con l’aiuto dello stato una nuova società, come si costruisce una nuova ferrovia, è degno dell’immaginazione di Lassalle. … Il fatto che gli operai vogliono instaurare le condizioni di una produzione cooperativa su scala sociale, e per cominciare nel loro paese, su scala nazionale, significa soltanto che essi lavorano al rivolgimento delle attuali condizioni di produzione, e che non ha niente in comune con la fondazione di società cooperative con l’aiuto dello stato. Ma per quanto riguarda le odierne società cooperative, esse hanno un valore soltanto in quanto sono creazioni operaie indipendenti, non protette né dai governi né dai borghesi.” (58)

Mentre la critica di Marx all’autoritarismo di Bakunin viene sovente ignorata, la critica di Bakunin a Marx è spesso lodata per la sua preveggenza, nonostante la sua completa distorsione del pensiero di Marx. Alcune delle critiche di Bakunin a Marx sono veramente bizzarre. Bakunin ritiene che i “rivoluzionari dottrinari” come Marx ed Engels pensano “che il pensiero precede la vita, che l’astratta teoria precede la pratica sociale, che quindi la sociologia deve essere il punto di partenza per i rivolgimenti sociali e le ricostruzioni,” e perciò giunge alla conclusione “che poiché pensiero, teoria e scienza sono, almeno nel presente, proprietà di pochissimi individui, questi pochi devono essere i dirigenti della vita sociale.” (59) Dopo aver citato a lungo le accuse mosse da Bakunin a Marx di stare usando la Prima Internazionale per imporre al mondo “ un governo dotato di poteri dittatoriali,” Daniel Guerin così commenta, “Senza dubbio Bakunin deformava il pensiero di Marx molto gravemente nell’attribuirgli tale idea universalmente autoritaria, ma l’esperienza della Terza Internazionale ha da tempo dimostrato che il pericolo del quale metteva in guardia infine si materializzò:” (60) Questa è una strana giustificazione per la critica di Bakunin: poiché della gente ha fatto delle cose autoritarie nel nome di Marx, la complicata argomentazione dell’uomo di paglia di Bakunin diviene retrospettivamente giustificata. Un altro commentatore scrive, “L’idea di stato marxista che Bakunin vedeva in attesa nelle quinte della storia era inquietante ma corretta … la storia sembra stare dal lato di Bakunin non da quello di Marx … “ (61) L’elogio alle doti profetiche di Bakunin è servito a sorvolare sulla inesattezza del suo quadro delle idee di Marx.

Conclusione

Marx definiva l’Internazionale come “un legame per l’unione piuttosto che una forza di controllo” (62) e considerava “compito dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori collegare e generalizzare i movimenti spontanei della classe operaia, ma non dettare o imporre qualsivoglia sistema dottrinale.” (63) Sulla base di questo punto di vista, Marx si oppose nell’internazionale alla formazione di gruppi segreti e sostenne che questo tipo di organizzazione “è un ostacolo allo sviluppo del movimento proletario poiché, invece di istruire i lavoratori, li assoggettano a leggi autoritarie e mistiche che intralciano la loro indipendenza e deformano la loro capacità razionali.” (64) Questa prospettiva non ha nulla in comune con la caricatura dell’autoritarismo marxiano divenuta così diffusa. Scrivendo a Blos nel 1877 Marx asserisce che quando lui ed Engels aderirono inizialmente alla Lega dei Comunisti, “lo fecero solo alla condizione che tuto ciò che tendeva a una superstiziosa fede nell’autorità fosse eliminata dagli Statuti.” (65) L’opposizione di Marx ai metodi autoritari di organizzazione riflette una convinzione di lunga data dell’importanza della democrazia dei lavoratori. Questa era pertanto la base del suo rifiuto dell’impronta avanguardistica di Bakunin. Come abbiamo rilevato Marx considerava sviante l’accento posto da Bakunin su di uno stato maggiore rivoluzionario strettamente unito. Lungi dall’essere un coerente critico dell’autoritarismo, Bakunin mischiò la sua complicata esaltazione della libertà astratta con una visione autoritaria dell’organizzazione.

(Revisionato nel dicembre 2010)

NOTE

(1) Karl Marx and Friedrich Engels, German Ideology (Amherst: Prometeus, 1998), 319 [trad. it.: Ideologia tedesca, Editori Riuniti,1983]
(2) Daniel Guerin, Anarchism (New York: Monthly Review Press, 1970), 31.
(3) Mikhail Bakunin, “The Program of the Brotherhood,” on No Gods, No Masters: An Anthology of Anarchism, ed. Daniel Guerin (Oakland: AK Press, 2005), 156. Per Marx, intendere la libertà come libertà da interferenze esterne, come autodeterminazione, è solo il riflesso ideologico della società civile borghese e dell’hobbesiana “guerra di tutti contro tutti.” Nel suo “On the Jewish Question”, del 1843, Marx aveva scritto, “Il diritto dell’uomo alla proprietà è dunque il diritto di fruire dei propri beni e di disporne ad arbitrio, senza riguardo ad altri uomini, indipendentemente dalla società, ossia il diritto all’egoismo. La libertà individuale, come pure questo suo impiego, costituiscono il fondamento della società borghese. Essa fa sì che ogni uomo trovi nell’altro uomo non l’attuazione, bensì il limite della propria libertà.” Karl Marx, “On the Jewish Question,” in Karl Marx: Early Writings, (New York: Vintage, 1975), 229-230. [trad. it.: Scritti politici giovanili, Einaudi, 1950, 378].
(4) “Ogni cosa, ogni possibile forma di oppressione è stata giustificata dal diritto astratto, è giunto il momento di abbandonare questo modo di agitazione.” Karl Marx, “Record of Marx’s Speeches on Landed Property,” in Karl Marx and Friedrich Engels, Collected Works, vol, 21 (New York: Internazional Press Publishers, 1985), 392.
(5) Karl Marx, “Marx to von Schweitzer,” in Marx , Engels, Works, cit., vol. 43, 134.
(6) Karl Marx, “On the Hague Congress,” in Marx, Engels, Works, cit., vol.23, 255.
(7) Mikhail Bakunin, “God and the State,” in No Gods, cit., 152. Questa concezione dello stato procede insieme alla concezione volontaristica di creare il socialismo. Marx scrisse di Bakunin: “La forza della volontà, non le condizioni economiche, è la base della sua rivoluzione sociale.” Karl Marx, “Notes on Bakunin’s Book Statehood and Anarchy,” in Marx, Engels, Works, cit., Vol. 24, 518.
(8) Paul Avrich, The Russian Anarchists (Oakland: AK Press), 92.
(9) Francis Wheen, Karl Marx: A Life (New York: Norton, 2001), 104.
(10) Karl Marx and Friedrich Engels, “the Alleged Splits in the International,” in Political Writings, Volume III: The First International & After (New York: Vintage, 1974), 306.
(11) Karl Marx, “Marx a Engels,” in Works, cit., Vol. 43, 332-333.
(12) Questo programma è reperibile in No Gods, cit., 177-183.
(13) Karl Marx and Friedrich Engels, “The Alliance of Socialist Democracy and the International Working Men’s Association,” in Works, cit., Vol 23, 469.
(14) Ibid., 470.
(15) Arthur P. Mendel, Michael Bakunin: Roots of Apocalypse (New York: Praeger, 1981), 305.
(16) Ibid., 306.
(17) Ibid., 309. Marx si espresso su tali argomenti nella sua lettera a Lafargue del 19 aprile 1870. V. Works, cit., vol. 43, 489-490. I sospetti di Marx sembravano confermati dalla forma privata in cui Bakunin indirizzò la questione, come anche in queste osservazioni sull’Internazionale da una lettera a Richard: “Che si viva in mezzo agli altri e li si usi. Ma vivremo con loro come fanno i parassiti: nutrendoci della loro vita e del loro sangue. … “ Mendel, Bakunin, cit., 349.
(18) Ibid., 310.
(19) Mark Leier, Bakunin, The Creative Passion, (New York: Martin’s Press, 2006), 233.
(20) Mendel, Bakunin, cit., 310.
(21) Ibid., 314-315.
(22) Ibid., 388
(23) Aileen Kelly, Mikhail Bakunin: A Study in a Psychology and Politics of Utopianism (Oxford: Claredon Press, 1982), 234-235.
(24) Karl Marx and Friedrich Engels: “The Alliance”, cit., 579. Corsivo di Marx e Engels. Citato anche in Mendel: Bakunin, cit. 388.
(25) E. H. Carr, Michael Bakunin (New York: Vintage, 1937), 363.
(26) Mikhael Bakunin, “M. Bakunin to Sergey Nechayev,” in Michael Confino, Daughter of a Revolutionary: Natalie Herzen and the Bakunin-Nechayev Circle (London. Alcove Press, 1974), 268. Corsivo aggiunto.
(27) Paul Avrich, Bakunin and Nechayev (London: Freedom Press, 1974), 21.
(28) Paul Thomas, Karl Marx and the Anarchists (London: Routledg & Kegan Paul, 1980), 321.
(29) Mendel, Bakunin, cit., 380.
(30) Ibid., 389.
(31) Karl Marx, “Marx to Lafargue,” in Marx, Engels, Works, cit., vol. 44, 346.
(32) Friedrich Engels, “The Congress of Sonvillier and the International,” in Works, cit., vol. 23, 67.
(33) Karl Marx, Capital: volume I (London: Penguin, 1990), 477. Corsivo aggiunto. [Trad. it.: Marx. Il Capitale, Editori Riuniti, 1964, 400]
(34) Ibid., 477. [Trad. it.: Ibid., 400]
(35) Draper, Karl Marx’s Theory of Revolution, Volume IV: Critique of the Other Socialisms (New York: Monthly Review, 1990), 277. Il testo cui Draper fa riferimento, dove Bakunin recita (letteralmente) il “Mea Culpa,” è la sua “Lettre aux Internationaux de la Romagne,” reperibile in Michel Bakounine, ¦uvres Complètes, Volume 2 (Paris: Edition Champ Libre, 1974).
(36) Marx and Engels, “The Alliance,” cit., 473. V. anche Engels, “Sonvillier,” cit., 67- 68, e Engels, “Report on the Alliance of Socialist Democracy Presented in the Name of the General Council to the Congress at the Hague,” in Marx, Engels, Works, cit., Vol 23, 233.
(37) Sulla Alleanza stessa: “Sebbene una rete della sua organizzazione esistesse in Spagna, altrove consisteva in gran parte di cellule individuali – la struttura internazionale strettamente connessa descritta nei suoi programmi era pura fantasia. “ Kelly, Bakunin, cit., 237.
(38)Mendel, Bakunin, cit., 295-296.
(39) Michel Bakounine, ¦uvres, cit., Volume 6, 369.
(40) Ibid., 369-370.
(41) Bakunin, “Bakunin to Nechayev,” cit., 266.
(42) Engels, “Report on the Alliance,” cit., 232.
(43) Avrich, The Russian Anarchists, cit., 24.
(44) Michael Bakunin, Statism and Anarchy, cit., 78.
(45) Michel Bakounine, ¦uvres, cit., Volume 5, 174.
(46) Ibid. 175.
(47) Ibid. 177. Qualche esempio concreto di questo modo di vedere: Ad un certo momento Bakunin e Nechayev tentarono di indurre Natalie Herzen ad aderire alla loro misteriosa organizzazione. Natalie Herzen racconta della sua frustrazione per non ricevere mai alcuna vera spiegazione riguardo a cosa lei sarebbe diventata al suo interno: “Sempre avanzavo la medesima replica: ‘E’ necessario che abbia una idea chiara dei fini e dei mezzi!’ “ Mendel, Bakunin, cit., 339. E. H. Carr scrive di una discussione, che ebbe luogo nel 1869, riguardo l’autorità di Bakunin in seno alla Fratellanza Internazionale, iniziata in Italia. I membri erano scontenti e protestavano che in sua assenza non disponevano “né di indirizzi, né di informazioni, né di documenti,” di pertinenza dell’organizzazione, essendo stati questi presumibilmente monopolizzati da Bakunin. Carr, Bakunin cit., 367.
(48) Mendel, Bakunin, cit., 335.
(49) Arthur Lehning, “Bakunin Conceptions of Revolutionary Organisations and Their Role: A Study of His ‘Secret Societies’,” in Esseys in Honour of E. H. Carr (London: The Macmillan Press, 1974), 58.
(50) Avrich, Bakunin and Nechayev, cit., 22.
(51) Karl Marx, “Review: Les Cospirateurs, par A. Chenu, in Marx, Engels, Works, cit., Vol. 10. 318. (52) Bakunin appare a questo proposito una figura affascinante. Ad esempio, nell’agosto del 1862 Bakunin si presentò ad un generale polacco, Mieroslawski, esibendo un sostegno per una sollevazione polacca. Secondo il generale, Bakunin si presentò come il “delegato plenipotenziario di una potente organizzazione cospiratoria segreta russa che era nella condizione di rafforzare la nostra rivolta sulla Vistola con qualcosa come 70.000 combattenti russi, di consegnare Modlin nelle nostre mani, ecc. Sembra che lui [Bakunin] stesse chiedendosi proprio in quel momento come potesse usare quei 70.000 soldati zaristi. Pertanto promise di costituire con essi una legione russa allo scopo di avviare una rivoluzione in [Ucraina] e poi in Russia.” Mendel, Bakunin, cit., 278.
(53) Bakunin, Statism, cit., 194.
(54) Mendel, Bakunin, cit., 383.
(55) Draper, Marx’s Theory, cit., Volume IV, 295.
(56) Citato da Ibid., 296. La lettera circolare è reperibile come “Lettre aux Internationaux de Bologne (décembre 1871),” in Bakounine, ¦uvres, cit., Volume 2. Ancora sulla retorica antisemita di Bakunin, v. il suo “Aux Compagnons de la Fédération des Sections Internationales du Jura (février-mars (1872),” In Bakounine, ¦uvres, cit., Volume 3. Nella risposta di Bakunin al testo di Marx ed Engels “The Alleged Splits in the International,” cit., denuncia le menzogne degli “Ebrei tedeschi e russi.” V. “Response a la Circulaire Privée du Conseil Général. Les Prétendues Scissions dans L’Internationale,” in Bakounine, ¦uvres, cit., Volume 3, 121. La risposta di Bakunin venne pubblicata nel Bollettino della Federazione del Giura del 15 giugno 1872. Nel luglio Engels commentava la risposta di Bakunin in una lettera a Cuno: “Bakunin ha pubblicato una lettera furibonda e ingiuriosa, ma molto debole, in risposta alla Scissions. Quel grasso elefante è fuori di sé dalla rabbia perché infine è stato trascinato dal suo covo di Locarno fuori alla luce, dove maneggi e intrighi non sono più utilizzabili. Ora afferma di essere lui vittima di una cospirazione di tutti gli Ebrei … dell’Europa!” Engels, “Engels to Cuno,” in Marx, Engels, Works, cit., Vol. 44, 408.
(57) Bakunin, Statism, cit., 184.
(58) Karl Marx, Critique, cit., 16-17.
(59) Bakunin, Statism, cit., 136. Come Marx spiegò ripetutamente, “Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza.” Karl Marx, “Preface to A critique of Political Economy,” in Karl Marx: Selected Writings (Oxford: Oxford University Press, 1977), 389. [Trad. it.: Marx, Per la critica dell’economia politica, Editori Riuniti, 1974, 5].
(60) Guerin, Anarchism, cit., 24-25.
(61) Alvin W. Gouldner, “Marx Last Battle: Bakunin and the First International,” Theory and Society, n. 6 (1982), 866.
(62) Karl Marx, “The Curtain Raised: Interview with Karl Marx, the Head of Internationale,” New Politics, n. 1 (1962), 130.
(63) Karl Marx, “ Instructions for Delegates to the Geneva Congress,” in Political Writings, cit., Volume III, 90.
(64) Karl Marx, ”Record of Marx’s Speech on Secret Societies,” in Marx, Engels, Works, cit., Vol. 22, 621.
(65) Marx, “Marx to Blos, “ cit., 288.

Traduzione: Valerio Bertello - Torino, giugno 2013

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